MASAPO — parola in lingala, lingua principalmente parlata nella Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica del Congo, che significa “le fiabe” — è un progetto artistico e culturale ideato e sviluppato da Fabrice Bakebe Zola, artista multidisciplinare e cantastorie.
Nasce dalle fiabe, dai miti, dalle leggende e dai proverbi della tradizione orale africana, ma guarda al presente e al futuro. Le storie sono il punto di partenza per esplorare la memoria, la saggezza e l'immaginario dell'Africa ancestrale e metterli in dialogo con il mondo contemporaneo.
Io sono cresciuto con le fiabe.
Ma il mio rapporto con esse è forse molto diverso da quello che oggi, soprattutto nel mondo occidentale, l'immaginario comune associa alla parola fiaba: piccole storie da raccontare la sera, prima di dormire, per accompagnare i bambini nel sonno.
A me non hanno mai raccontato una fiaba per farmi addormentare.
Le fiabe ce le raccontavano mentre eravamo svegli. Seduti, attenti, con gli occhi aperti e la mente pronta ad ascoltare.
Perché una fiaba non serviva semplicemente a intrattenere.
Serviva a educare, insegnare, ammonire, trasmettere conoscenze ed esperienze. Attraverso una storia si parlava della vita, delle relazioni, della comunità, della natura, degli errori e delle conseguenze delle proprie scelte.
La fiaba era una forma di conoscenza.
Ed è anche per questo che sono profondamente convinto che non si possa educare senza raccontare.
Che il racconto sia uno dei modi più umani e più poetici che abbiamo per abitare il mondo, comprenderlo e costruire società.
È da questa convinzione che nasce MASAPO.
In MASAPO la fiaba non rimane soltanto una storia da ascoltare.
Diventa podcast, libro illustrato, pittura, illustrazione, Kamishibai e animazione digitale. Ogni linguaggio artistico offre un modo diverso di entrare nello stesso universo narrativo.
La voce conserva la dimensione più antica del progetto: quella del cantastorie, che trasmette una storia attraverso il racconto.
Le immagini, la pittura e le animazioni trasformano invece la narrazione in un'esperienza visiva. I libri permettono di conservarla e tramandarla, mentre il Kamishibai la restituisce alla dimensione collettiva dell'ascolto e della visione.
MASAPO vive inoltre in italiano e francese, due lingue attraverso le quali le storie possono attraversare confini geografici e culturali.
Le fiabe sono però soltanto l'inizio.
MASAPO vuole diventare anche uno spazio culturale di incontro e confronto sull'Africa ancestrale, costruito sempre a partire dalle storie.
Incontri con esperti, artisti, studiosi e persone portatrici di esperienze e saperi diversi potranno creare occasioni di dialogo tra tradizione e modernità, Africa e Occidente, memoria ancestrale e nuove generazioni.
L'obiettivo non è guardare al passato con nostalgia, ma chiedersi che cosa quella memoria possa ancora raccontarci oggi e come possa entrare in dialogo con le domande, le inquietudini e le trasformazioni del presente.
Lo scrittore e storico maliano Amadou Hampâté Bâ ci ha lasciato una frase divenuta celebre:
«In Africa, quando un anziano muore, è una biblioteca che brucia.»
MASAPO nasce anche da questa consapevolezza.
Ho creato MASAPO per evitare che troppe biblioteche continuino a bruciare.
Per raccogliere storie prima che vadano perdute.
Per ascoltare voci prima che il silenzio le cancelli.
Per custodire una memoria che non appartiene soltanto al passato, ma che può ancora generare nuove immagini, nuove domande e nuovi dialoghi.
E allora nasce una provocazione:
quante biblioteche abbiamo già lasciato bruciare?
E quante possiamo ancora salvare, prima che sia troppo tardi?
MASAPO prova a intervenire proprio lì: prima che il fuoco si spenga e ciò che resta sia soltanto cenere.
Ascolta le storie.
Guarda ciò che diventano.
Immagina ciò che possono ancora generare.
MASAPO è un ponte tra Africa ancestrale e mondo contemporaneo, tra memoria e futuro, tradizione e innovazione, Africa e Occidente.
Un progetto nato dalle fiabe, ma che attraverso le fiabe vuole parlare di molto altro: di educazione, cultura, identità, memoria, comunità e di ciò che ci rende profondamente umani.
Perché una storia non è soltanto qualcosa che si racconta.
È qualcosa che si trasmette, si trasforma e continua a vivere.